Domenica sera ho ascoltato l'intervista del prof. Umberto Galimberti al "Senso della vita"e mi ha fatto riflettere molto perchè a mio parere ha fornito la chiave di lettura(quasi affascinante) a un problema che non si può ignorare:IL DISAGIO GIOVANILE. Secondo il professore tutto comincia dalla scarsa conoscenza di parole e ancor di più dalla poca dimistichezza che si ha nell'usarle. A supporto di questa tesi ci sono dati che mettono in relazione il "bagaglio" di vocaboli di un ragazzo in un IV ginnasio del 1976 e uno del 1999. Impossibile crederci ma tra la generazione dei genitori (IV ginnasio 1976) e quello dei figli (IV ginnasio 1999) c'è stata una perdita di mille vocaboli, mentre i primi in media avevano un "dizionario personale" di ben 1700 vocaboli i secondi solo 600 circa. Ciò significa che diventa problematico esprimere i propri sentimenti, emozioni, esperienze,storie e ideali con una gamma di soli 600 vocaboli,ne deriva quindi una incomunicabilità e un isolamento che porta a percepire la propria individualità come unica e sola, ignorando che ci sta a fianco vive le stesse e identiche cose che capitano a noi. Suppongo che per quanto questi dati sono interessati è troppo semplicistico risolvere un problema così grave con una tesi che in definitiva definisce la nuova generazione poco colta. Sicuramente in parte è vero però mi chiedo se i nostri genitori, insegnanti, politici hanno un bagaglio culturale di ben 1000 vocaboli in più perchè hanno difficoltà a comunicare con noi, o perchè non accendono in noi la passione per gli ideali, per i libri, per l'attualismo politico e sociale? In fondo sono loro le nostre guide e le nostre "MUSE". In conclusione credo che ci siano ben altre dinamiche più complesse dietro una grave crisi delle "nuove generazioni".NON ATTACATTECI MA RISOLLEVATECI!!!
Commenti
i giovani comandono il mondo
La problematica di fondo è, a mio avviso, che i giovani di oggi sono più soli, smarriti in quella loro falsa esuberanza.
La società che corre a ritmi frenetici, quasi vertiginosi, impone stili di vita alle masse, falsi modelli da seguire e da cui farsi plagiare.
Non c'è più tempo per scambiare una parola, per ascoltare dei sentimenti, per trasferire delle emozioni.
I media, internet, gli smartphone collegano i giovani al mondo intero ma, nel contempo, questi sono incapaci di leggersi dentro ne hanno quasi timore.
I valori sono gli stessi, sono gli atteggiamenti e i linguaggi che sono cambiati. Il desiderio di socializzare ad ogni costo discende dalla paura di rimanere soli, abbandonati a se stessi, derisi dai propri coetanei.
Un consiglio a voi adolescenti: abbiate coraggio di vivere le vostre emozioni più autentiche, esprimete le aspirazioni più sincere del vostro animo, condividete le vostre paure, abbracciate i consigli di chi vi vuole più bene.
Siete il futuro, immergetevi in un tramonto che abbraccia il paesaggio, commuovetevi dinanzi ai colori di un arcobaleno, rinfrescatevi nello scrosciare di un torrente, esprimete e sublimate i pensieri del vostro cuore, le parole...quelle... verranno!
...
...le ragioni dell'emozione non moriranno mai perse di disincanto!
La società ci porta a ricordare più i numeri che le parole!!!
Premetto che il bagaglio di vocaboli in circa 20 anni sicuramente è andato scemando ma c'è un motivo molto semplice che secondo il mio modesto parere mette in luce la difficoltà di comunicazione soprattutto tra le nuove generazioni.
Che siano stati fatti errori dalle generazioni precedenti (i nostri genitori) non credo, le epoche cambiano e come dar torto ai manifestanti del '68...nonostante ciò la società si è solo evoluta nel tempo globalizzandosi, accostandosi sempre più al consumismo.
Innazitutto manca la vita sociale; oggi i ragazzi non escono più per ridere e scherzare con gli altri ma restano attaccati ad internet o al cellulare (ciò non aiuta di certo la dialettica) e questo credo sia colpa dei tanti genitori che non lo fanno maliziosamente ma solo per un senso di protezione...CREDO!
poi, dal punto di vista dei vocaboli, è vero se ne usano molto di meno ma
è tutto dovuto alla logica di vita imposta negli ultimi anni...faccio degli esempi:
a scuola non si fanno più i temi aperti, sono tutte domande con risposte a scelta multipla (motivo della scelta didattica sarebbe il cimentarsi già da piccoli con i test per i concorsi alle università a numero chiuso o per tutti i concorsi pubblici esistenti), utilizzando questa metodologia i ragazzi già dalla seconda media non cercano più i vocaboli sul dizionario arricchendo così pian piano il proprio bagaglio, come si faceva in passato, per stilare qualcosa di personale ma crescono con "la logica dell'esclusione"... stando zitti!
...e questo per arrivare alla maturità (la terza prova è già da molti anni a risposta multipla), per poi proseguire con l'Università!
Crescendo così, è normale che anche un forte sentimento, un'emozione, non si riesce più ad esprimere nè dialetticamente nè con la scrittura, nè a livello Foscoliano nè in quello Leopardiano...
non si pensa più al modo con il quale poter dire una cosa o come poter scriverla, ma si cerca di pensare cosa potrebbe pensare un'altra persona, il tutto senza nè dirlo nè scriverlo....E' LA LOGICA DEI QUIZ!
Non è che la nuova generazione è meno colta della vecchia, è solo più furba ed è più furba non per scelta personale ma per esigenza.
In una società dove non c'è più la ricerca di un'IDENTITA' ma dove c'è solo una falsa competizione...SENZA PAROLE!
In una società dove regna la competizione TRA TUTTI, in una società dove chi tarda l'arrivo male alloggia...in una società dove tutto non è più meritocratico, dove la cultura è già scritta in tanti Quiz da dover solo compilare...per chi non se li ritrova già compilati...
una società basata sulla logica del "FUT O TU ME FUT" e non sul "DO UT DOES", inculcata dai genitori non per cattiveria ma per riscatto e quindi per un senso di rivalsa, verso chi casomai in passato, nonostante conosceva 1000 vocaboli in più, non aveva le competenze per ricoprire il ruolo che oggi ricopre ancora....
Non è tanto facile cambiare le cose per come stanno oggi...
ma come scrisse una grande scrittrice:
"prima di cambiare le cose sbagliate in cose buone, la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi..."
quindi, iniziamo a CRESCERE INSIEME....e nonostante lo stiamo già facendo con questo piccolissimo spazio web, iniziamo a farlo di persona, confrontandoci e allargando sempre più il gruppo...
non si sa mai, VOLERE E POTERE...e perchè no, cominceremo noi a cambiare il mondo!
si sono d'accordo con quello
si sono d'accordo con quello che dici-soprattutto sul "DO UT DES"che purtroppo condiziona anche i legami più stretti,come le amicizie. "Io do affinche tu dia" sempre anche quando non ci si dovrebbe aspettare niente in cambio,tanto meno pretedere qualcosa da chi ci sta intorno.
L'argomento mi piace ..e mi
L'argomento mi piace ..e mi cimento!
Io sono della generazione di mezzo che chiamavano la generazione X:quella per intenderci tra i post rivoluzionari degli anni 80 e i globalizzati degli anni 2000.
Insomma solo sfiorato dall'ideologia e catapultato nell'ipocrisia dei nostri tempi.
I miei professori parlavano delle loro lotte per la conquista di una dignità e di un ruolo nella allora società imbalsamata dai luoghi comuni afferenti alla dottrina cattolica, e ci additavano come apatici speculatori di un mondo costruito da altri...ma poi ci hanno lasciato in eredità la precarietà del lavoro ed il disincanto verso il futuro più cupo ed avvilente.
Se esiste un gup di comunicazione tra le generazioni,io penso che lo si riscontri nella mancanza di un progetto di cambiamento del quale insegnanti e studenti insieme possano sentirsi parte.
Gli anni novanta son passati come gli anni degli esempi edificanti o di icone cui rivolgere la speranza.
Gli anni duemila ne hanno distorto le forme propinando l'idea del "tutto è concesso" :ed ora il paradosso è che tutti voglio trasformarsi in "icone"...anzi.mi sembra che chi "icona" non è, sta fuori dal giro.
Manca quindi il piacere di scoprirsi protagonisti di un'idea nuova e l'ambizione di ritagliarsi un ruolo;che mi spiace dirlo non dovrebbe proprio essere quello del più "bello" o più "bella",del più alla "moda",o del più "conosciuto" o del tutto e subitissimo...insomma manca sostanza.
Ti chiedi come si possono suscitare stimoli o interessi?????
Io penso nel sollecitare al massimo le personali inclinazioni.
Prima ci si riempiva la testa di teoria ora c'è il riscontro immediato
con il mondo attraverso tutti i mezzi e attraverso la settorializzazione degli studi e degli indirizzi.
Le "muse" son disilluse,quindi poco credibili.
Mai come stavolta una generazione, ed in questo caso quella dei globalizzati, sarà la più libera di tutte.
..UN VANTAGGIO O UNA CONDANNA???????
secondo me appare come un
secondo me appare come un vantaggio ma in realtà è una dura condanna...perchè non si parla di vera e propria libertà."la libertà è agire e parlare insieme"(Pericle).ora partendo da questa citazione mi sembra che manca alla generazione dei globalizzati sia la partecipazione attiva sia la volontà di mettere in "piazza le proprie idee".allora dove è la libertà?
più che altro si è semplicemente allo sbaraglio seguendo un giorno un modello e il giorno successivo uno completamente opposto.io però voglio essere ottimista e quindi aspetto un "risveglio delle coscienze".
Altro che aspettare!
Tu stai facendo di più!
Continua a parlare, a scrivere, a propagandare la tua idea.
Coltiva un progetto e se hai bisogno di una mano conta pure su di noi.
Almeno a Gesualdo ce la possiamo fare!
E poi chissà...
il mondo è l'insieme di tanti piccoli giardini
Cresciamo Insieme
Forse non sono le coscienze
Forse non sono le coscienze da risvegliare quanto il senso critico verso le cose che ci girano intorno....
Magari c'è solo voglia di vedere le cose già fatte per apprezzarle come sono senza pensare da dove son venute e quanto tempo hanno impiegato per arrivare
ebbene si !!il fulcro del
ebbene si !!il fulcro del problema è che a noi manca il senso della conquista, l'amaro in bocca durante mentre aspetti che tutto quello in cui credi di più si realizza.ci si sente già sconfitti in partenza!!!!
Qualcosa ho visto anche io...
e per la verità non mi ha impressionato più di tanto.
Sì, il dato è significativo ma secondo me non allarmante, dato che i giovani di oggi sanno esprimersi ben oltre l'uso delle parole: hanno facile accesso ad internet, musica, arti, ecc. ecc.
Ciò che mi ha fatto sorridere è che sto tizio è andato in TV per dire che i giovani sono una risorsa fondamentale, preziosa, che i giovani sono in gamba, ben più degli adulti, che i progressi dell'umanità in ogni campo si devono all'opera dei giovani, bla bla bla e che è necessario lasciar loro più spazio possibile.
Intanto in TV da Bonolis c'era lui, e si è guardato bene dal mandarci un suo allievo!
Io credo che invece è da
Io credo che invece è da prendere abbastanza in considerazione...perchè parlando con 15-16enni si sente e come il disagio.ho chiesto più volte:"sei felice?sei soddisfatto della tua vita?"
la risp è stata:"no perchè mi manca questo o quello".allora ho chiesto cosa ti manca?e cosa vorresti cambiare?
la sorpresa è stata che non ci sono risposte, non ci sono progetti per il futuro, non c'è la voglia di vivere al cento%.quindi se anche si comunica con altri mezzi c'è molta finzione dietro, molta imitazione di modelli. sinceramente l'idea dei giovani come risorsa mi suona un pò falsa da parte del professore.
I giovani sono lo specchio
I giovani sono lo specchio delle epoche.
Non credo sia un problema loro (o perlomeno solo loro), piuttosto penso che loro avvertano e paghino più degli altri la situazione contingente.
Ho trovato interessanti delle letture (molto pesanti) di Zygmunt Bauman, il pensatore (sociologo) più importante dei nostri tempi, sulla modernità e sulla mediocrazia, sull'individualizzazione e sull'identità che trae origine dal consumo.
Mi propongo di approfondire, quando avrò tempo libero e mente riposata.
;-)
Sbirciando on line
Sbirciando on line :
http://www.salus.it/medicinadelledipendenze/capitolo_2.html