da il Quotidiano.net
Bossi-Berlusconi, la bollitura è cominciata e chissà quando finirà. Facciamo un passo indietro, a domenica scorsa, al termine di una riunione ad Arcore per la formazione del nuovo governo. Dice il Senatùr raggiante: “E’ andata. Io alle Riforme, Calderoli vicepremier, Maroni al Viminale, Luca Zaia al ministero dell’Agricoltura”.
Facciamo un passo avanti e andiamo a lunedì. Il giorno dopo la trionfale dichiarazione di Bossi, il Cavaliere, forse un po’ scocciato, riprende le redini del discorso tanto per far capire che a comandare è lui e frena gli entusiasmi leghisti: “Nulla è ancora deciso. Ci saranno sorprese, stiamo sentendo tutti. Tutto si concluderà quando avrò l’intero panorama chiaro”.
Ancora un passo e arriviamo a martedì quando Bossi sembra voler far capire a chi fa finta di non aver capito che le famose sorprese non riguarderanno certo la Lega. La squadra, sottolinea il Senatùr, sarà quella già annunciata domenica. Con semmai una piccola aggiunta: un ruolo di viceministro alle Infrastrutture per Roberto Castelli, capogruppo uscente al Senato. “Castelli - dice - lo mettiamo lì per le infrastrutture per le strade del Nord“. E per dare un po’ più di forza alle parole aggiunge: “Andando al Viminale oltretutto facciamo un piacere a Berlusconi perché chi dei suoi è in grado di affrontare i problemi della sicurezza e dell’espulsione dei clandestini? Ci vuole uno con le palle e Maroni lo è”.
Nessuna replica da parte del Cavaliere e fine dei primi atti preparatori del nuovo governo che dovrebbe vedere la luce, secondo Paolo Bonaiuti (portavoce di Berlusconi e ministro in pectore ai beni Culturali) fra il 5 e il 12 maggio, dopo le rituali consultazioni del presidente Napolitano.
Ecco fatto, dunque. Chi temeva lo strapotere della Lega nel nuovo governo del Cavaliere è servito, chi invece era tranquillo su quel fronte è stato prontamente (e speriamo solo momentaneamente) smentito. La Lega ha già cominciato a far sentire il suo peso, ha già cominciato a ricordare ai distratti che alle elezioni del 13 aprile è stata determinante per la vittoria del centrodestra. E ora vuol riscuotere.
Il giorno dopo i risultati quasi tutti gli analisti commentavano soddisfatti la nascita del nuovo bipolarismo e la scomparsa di quei “nanetti” che per anni con le loro infime percentuali erano stati determinanti in nascite, cadute e resurrezioni di governi vari. E giù fiumi di parole. Non si erano accorti, però, quegli analisti, che sì non c’erano più i “nanetti” ma si erano irrobustiti dei partiti che, a destra o a sinistra, potevano essere determinanti per un governo. Appunto la Lega di Bossi approdata ad un incredibile otto per cento determinante per governare. Ed è così che il Pdl, col suo 37-38 per cento di voti si ritrova prigioniero (la parola ostaggio non piace a Bossi) di un partito che ha come media nazionale l’otto per cento o poco più. Verrebbe da dire prigioniero di un “nanetto” parecchio cresciuto o se preferite di un “gigantino” sempre molto più piccolo però rispetto al principale partito della coalizione. Questa è la situazione. Berlusconi si può mettere l’animo in pace e darsi da fare per accontentare il Senatùr. Quando si sarà stancato della situazione potrà pensare con calma a fare una nuova legge elettorale d’accordo col centrosinistra. Per eliminare una volta per tutte “nanetti” o “gigantini”. Comunque sempre politicamente perfidi.