C’è una terra senza futuro, e questa terra è l’Irpinia. Ne ho le prove, ho colto queste prove nel corso del mese di maggio e poi di giugno, le ho raccolte copiose in questi giorni.
Ho visto una terra sopita, abulica, assente, senza passione civile, morale, ideale, senza prospettive di futuro.
Del resto, questa è l’Italia.
Mi sono illuso pensando di sbagliarmi, ma più tentavo di convincermene più mi rendevo conto che questa è una terra senza futuro.
È una terra senza futuro, perché non è capace di coltivare sogni, perché non è capace di guardare il mondo con occhi diversi da quelli che ha sempre avuto.
Prendiamo le appena trascorse elezioni provinciali. Avete visto voi un po’ di società civile, che abbia partecipato alla campagna elettorale? Avete visto per caso i cosiddetti intellettuali, che abbiano partecipato con uno straccio di idea alla competizione? E dove erano i giovani, che dovrebbero essere il nostro futuro?
Tutto si è svolto nella più completa indifferenza, preferendo scegliere la strada del disimpegno, dell’attesa, piuttosto che quella dell’azione, oppure la strada del compromesso, dell’interesse personale, del tanto peggio tanto meglio, del tipo “sono tutti uguali”, e così via.
Ne resto profondamente deluso, perché da qui ho la conferma che i cosiddetti intellettuali d’Irpinia, i tanti giovani d’Irpinia non sono migliori dei tanti giovani egoisti ed egocentrici che popolano l’Italia, e così gli intellettuali non sono meno egoisti ed egocentrici dei tanti che popolano questa penisola, che ha perso ogni parvenza del suo antico e glorioso blasone culturale.
Ho avuto conferma che anche gli Irpini non sono migliori dei tanti italiani edonisti e qualunquisti che votano la Lega ed esaltano Mussolini.
E mi sono chiesto: dove è finita la società civile, quella stessa che si è battuta per gli ospedali o per il Formicoso? Si è tutta completamente volatilizzata dietro le note di Vinicio Capossela …
Allora, se la protesta diviene spettacolo, raccoglie le folle, se la battaglia diviene civile, e significa creare un argine in difesa di queste colline, tutti si dileguano nel disfattismo. Anche quegli intellettuali fanno spesso una battaglia esclusivamente egocentrica e di retroguardia, si ritirano in loro stessi, realizzano qualche placebo per auto incensarsi, creano uno scenario e un pubblico di piccoli fan e attendono l’applauso, sono come quegli scrittori romani della decadenza che dai giochi di suoni e colori traggono vanto di grande letteratura e invece la loro era lenta ed irreversibile decadenza.
È vero, sono rimasto sconcertato da tanta disillusione, di tanto disamore, di tanta assenza di forza ideale. Ancora di più sconcertato per il bassissimo livello dei candidati al Consiglio provinciale, molti dei quali incapaci persino di formulare in pubblico proposte credibili e che avessero un minimo di coerenza ideale e di propositiva, campioni di un trasformismo, che li ha visti passare da destra a sinistra in tutte le passate elezioni, uomini per ogni stagione.
Perciò, ho concluso che l’Irpinia sia rimasta quella dei galantuomini, e che gli Irpini siano ancora quelli che votano il medico di famiglia, perché medico, oppure il capetto di fazione perché taglieggia e ricatta.
Quando l’irpino vota, vota sulla base di capricci del momento, sulla base di convenienze minuscole, sulla base di qualche interesse, sulla base di nulla che abbia a che fare con il bene comune.
Nessuno ti chiede, infatti, quali idee hai, quali ragioni vuoi far prevalere, quale battaglia ideale stai portando avanti e perché, nessuno ti chiede la tua storia.
E allora, ritengo che questa terra non abbia futuro, perché non ha futuro quella terra che sia incapace di scegliere i propri rappresentanti, o che li scelga sulla base di fattori che non hanno nulla a che vedere con il bene comune.
È questo il trionfo dell’antipolitica oppure il trionfo della politica piccola piccola, cui siamo stati tutti abituati.
Qualcuno potrà obiettare che gli Irpini hanno sempre votato in questo modo. Non si tratterebbe tuttavia di un’obiezione, ma semplicemente dell’amara conferma dell’impossibilità per l’Irpinia di un futuro diverso.
Abbiamo ancora troppa strada da fare verso una piena democrazia, e se il 5 giugno questa strada era lunga da percorrere, oggi lo è ancora di più. E il problema è che questa strada nessuno vuole intraprenderla: va bene così, per l’Irpinia. Del resto, questi sono i politici che ha eletto, e significa che sono questi i politici che merita, perché in questi si rispecchia e questi ha scelto.
Insomma, anche in questa amara constatazione si può trovare conferma al fatto che l’Irpinia non abbia futuro. Si può trovare conferma a questo perché l’Irpinia ha premiato chi vuole costruire la megadiscarica del Formicoso, chi vuole smantellare la scuola pubblica, chi vuole dirci di andare via di qua, di fuggire perché appunto questa è la terra senza futuro.
Ci sentiamo come scrive Ungaretti in una sua famosa poesia, ovvero come naufraghi alla fine di un viaggio, che sanno di dover riprendere il viaggio. Ebbene, il viaggio dovremo riprenderlo, ma, almeno nel mio caso, io lo riprenderò per altre direzioni, per altre mete, perché non ho più voglia di prendere viaggi per una terra senza futuro.
Paolo Saggese